Hai ancora da qualche parte un vecchio Atari, un Commodore 64 o un Gameboy? lo sapevi che con qualche piccolo trucco puoi trasformarlo in un strumento musicale?
Ebbene, il fenomeno, che lo chiamiamo musica a 8 bit o “micromusic”, è lo stesso: nasce alla fine degli anni 90 e si sta diffondendo in tutto il mondo, tra varie esibizioni, concerti e performance…Qui sotto, grazie alle dritte di Giovanni Caruso (Nrgiga), ecco come trasformare la tua vecchia console in uno strumento musicale:

Voi che ne pensate?
Tags: Cultura, musica, nuove tendenze, vintage
3 Responses for "Musica a 8 bit: l’arte di essere un musicista"
Il sound di artisti come i Simian Mobile Disco, per me, deriva proprio da questo tipo di fascino del vintage elettronico di cui scrivevo pure io perchè, chissà perchè, evidentemente… è quello del momento. Quando penso al pianoforte, io che ho lavorato in teatro per anni coi grancoda… penso al suono fesso dei piani della house anni ‘80 - ‘90. Il suono del momento? A ognuno il suo parere. Io aspetto una bella botta PUNK che spacchi tutta questa nostalgia - malinconia.
Da brava ragazza che si faceva la nottata del mercoledì (le serate universitarie) ai Magazzini Generali, e che a dirla tutta non disdegna nemmeno ora una seratona al ritmo dei Simian Mobile Disco - una tantum e a piccole dosi è sottinteso data l’etÃ
- mi chiedo se mai un giorno tornerà ad essere di “tendenza” tra i più giovani ma anche non, il suono del vero musicista, quello delle dita che scorrono sulle corde della chitarra, per esempio, e non parlo di concerti e performance dal vivo che forse non sono mai morte ma che pare stiano comunque riprendendo piede, ma del sound puro, non mi riferisco neanche all’arte di alcuni deejay.. ma alla preoccupazione nel vedere che molte band - non intendo quelle famose - che girano i locali di tutta Italia utilizzino spesso solo basi… mentre il pubblico neanche se ne accorge! 
Da una parte penso che sia bello che artisti come i RadioHead mettano in rete le tracce del loro nuovo singolo affinchè chi ha voglia di divertirsi a creare un remix lo possa fare, dall’altra non vedo l’ora che la musica torni nelle mani (e nelle corde) dei musicisti professionisti (insomma quelli veri) in modo stabile. Perchè non è vero che “siamo tutti artisti o musicisti”, perchè le mie orecchie sentono la differenza. Speriamo in una nuova ondata punk!
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