Archive for Marzo, 2009

La mappa delle città cool per Wgsn

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Quali sono le città più cool e giovanili del pianeta per Ruth Marshall e Laura Jane di Wgsn, mecca della ricerca per quel che riguarda coolness, lusso & dintorni? Lo scrivono in un articolo su Uomo Vogue di marzo che riassumiamo qui in poche righe. Senz’altro è un elenco che lascia fuori molto, ma un pizzico di sostanza c’è. A Baghadad, dopo Saddam, suonano heavy metal, che sarebbe, anzi tutto sommato è, un sound cool. Atene è piena di party improvvisati e boutique di lusso. Al Cairo, l’economia è in fortissima ascesa, e ciò da linfa vitale anche alle gallerie d’arte. Baltimora a tre ore di auto da New York ma molto meno spocchiosa e ci suona Dan Deacon. A Lagos, capitale della Nigeria, c’è la terza industria cinematografica del mondo. A Mosca, oltre a un regime invadente, ci sono un sacco di blogger indipendenti. A Reykjavik Bjork ed altri hanno risposto alla crisi con progetti ecostenibili. A Bangalore, culla indiana della tecnologia, la famiglia domina, mentre, infine a Parigi, grazie a un viaggio di un’ora in Eurostar, vanno a ballare anche tanti inglesi… Che dire di tutto ciò? Non si prevede un assalto al nuovo Eurostar nella tratta Roma Milano, o Firenze Milano, nel weekend, per vivere serate indimenticabili sul Tevere o altrove. Da noi vanno ancora di moda i pr, quelli che all’ingresso non vogliono fare la fila e i dj che suonano musica facile facile. Per questo siamo, come dire, un po’ fuori dal circuito del cool. (Nella foto Andrè del club Le Baron Paris).

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Cosa vuol dire essere cool & chic? E’ molto difficile dirlo. Senz’altro però un po’, almeno un po’, bisogna differenziarsi. Oggi che va tanto di moda lo stile anni ‘70, quello del mitico Steve Mcqueen (Vasco che lo cantava nell’82, era piuttosto avanti), forse mettersi solo pantaloni a sigaretta e giubbini tipo motociclista, non è che sia proprio il massimo. Ecco quindi una propostina piuttosto accessibile (130 - euro) che in un attimo vi proietta, se non nel futuro, almeno nel presente di un certo Philip Starck. Parliamo dei suoi orologi: il marchio sarebbe Fossil, ma, forse per fortuna, non si vede da nessuna parte, anche perché il contrasto tra il brand americano, molto retrò, e il gusto del design francese, minimal, cozza mica poco. I modelli sono tanti, tutti, va detto, belli e diversi tra loro. Ovviamente un vero online shop accessibile dall’Italia non c’è e trovarli tutti in negozio è impossibile, proprio come per i bei orologi Diesel. Per una volta sono andato in centro e ho optato per questo, un all black ovale che più lo guardo e più mi piace.

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Un classico è per sempre. E’ eternamente cool. Su questo assioma sembra far leva il noto brand di lingerie Agent Provocateur che, per la sua collezione bridal si ispira al mito di Ulisse e delle sirene.

www.agentprovocateur.com

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Cari musicofili e cari non musicofili, cos’è quell’industria che in crisi da anni e anni, da molto prima della crisi globale di questo periodo? Ovviamente è l’ormai defunta l’industria discografica. Grazie agli mp3 e al web, comprare un cd è diventato un atto da puristi e quindi, diciamolo pure, da gente che ha tempo e soldi da perdere. Ma siamo sicuri che andrà sempre così? Ossia, siamo proprio certi che i prossimi U2 faranno tutto da soli? Che passeranno dal niente al successo tutto da soli? Se credete che non avranno una casa discografica o un manager o qualcuno che investe in loro quando non sono nessuno e poi fa un mucchio di soldi quando diventano famosi… Non investite in Bandstocks. Il sito l’hanno inventato i manager dei Kaiser Chiefs e dei Primal Scream, band di prim’ordine, mica i primi pirla. Il sistema è semplice. Se ti piace la musica di un artista, finanzi il suo nuovo album con 10 sterline. Se tanti altri come te ci credono, il disco si fa e se ha successo tu hai diritto a una percentuale sulle vendite e soprattutto sul licensing, ossia sui soldi che si fanno con la musica oggi. Ad esempio, se una canzone viene scelta per un film o per uno spot, tu, che ci hai creduto per tempo, guadagni qualcosa. Il 50% delle royalties, ossia dei soldini che si guadagnano detratte le spese, vanno all’artista, il 30% a Bandstocks, il 20% a chi investe tramite il sito. Nella foto vedete Patrick Wolf, che sta finanziando così il secondo capitolo del nuovo doppio album, Battle. Anche mr Wolf non è un signor nessuno. Al suo disco partecipa gente importante, gente come Eliza Carthy, Thomas Bloch, Alec Empire, Matthew Herbert e Tilda Swinton. Ovviamente il business model mica è perfetto, ma è un primo passo. E già così è molto meglio del sistema di lavoro delle major.

Recession Clothing

 

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Alla vigilia della grande marea, della crisi da più parti evocata, nasce un nuovo brand trasversale che unisce il writing e la musica con una linea di abbigliamento. La recessione è alle porte: come risposta, due artisti milanesi si uniscono e lanciano la linea ‘Recession’: oltre ad essere “urban lifestyle”, il marchio Recession intende anche approcciare il mercato - all’alba della crisi - partendo da strumenti ed intuizioni decisamente al passo con i tempi. I due ideatori sono Cano, pittore impegnato su tela dopo aver fatto storia nel writing, e Guè Pequeno, rapper della crew hip hop Club Dogo.

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L’infedele Klara, mistero e gelosia

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Ovviamente, come sempre accade in Italia, quando c’è un po’ di sesso e due begli attori che lo fanno (Laura Chiatti e Claudio Santamaria) si fa attenzione soprattutto a quello. Il caso de l’Infedele Klara non fa eccezione e fa notizia soprattutto perché è o soprattutto sarebbe un film d’autore (regia di Roberto Faenza) un po’ spinto. In realtà c’è ben altro: il sito del film ad esempio, funziona. Piuttosto diverso dai soliti siti promozionali senza fantasia che promuovono i film. Ad esempio, ci sono gli enigimi di Stefano Bartezzaghi, il super esperto di parole crociate e dintorni, a tema gelosia. C’è un test per capire quanto si è gelosi, c’è tutto un bello specialone sul tema gelosia, con tanto di infedeli celebri (da Pavarotti ad Hugh Grant). Non è un sito all’avanguardia dal punto di vista tecnico, questo no, ma ha anche il merito di raccontare tanto del film senza svelarne troppo l’atmosfera e la trama… E la musica. Don’t leave me cold, il tema del film prodotto da Megahertz e cantato dagli attori, si sente, ma in sottofondo.

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    Si sa che l’elettronica arriva sempre prima, ossia l’avanguardia che suonavano i Kraftwerk negli anni ‘70 oggi lo fa Madonna ed è diventata glamour. A Roma i primi di maggio c’è Dissonanze, prende vita al bellissimo Palazzo dei Congressi. E’ una due giorni imperdibile per chi ama i suoni freddi. La faccenda, comunque, è interessante anche per tutti gli altri, perchè testimonia come la distinzione tra dj set e live set si sta assottigliando sempre più. Prima del live set effettuato col computer, o soprattutto col computer dal mito Laurent Garnier… e poi c’è un dj set (ovviamente fatto col computer) dalla leggenda Francois Kevorkian che vedete nella foto… La differenza qual è? Ormai soprattutto estetica. I puristi continuano a dirci che il vinile suona meglio, ma la realtà che ormai tutti facciamo tutto col computer. La performance, forse, ne perde: chi passa il tempo a guardare un schermo forse non fa tanto spettacolo… ma visto che è tutto tecnicamente semplicissimo, gli artisti hanno la possibilità di concentrarsi sull’essenziale, ossia sull’arte e sulla bellezza. Scusate se è poco.

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    Certi personaggi sembrano usciti dai fumetti. Nella foto vedete l’imprenditore messicano Rodrigo Contreras. In mano ha una ’sua’ creatura, ossia una bottiglia di Duff, la birra di fantasia dei Simpson, la serie tv a cartoni animati creata anni fa da Matt Goering. Dopo un bel po’ di tempo (e di dollaroni investiti come anticipo), Contreras ha convinto Twenty Century Fox e Matt Goering a fargli produrre davvero la Duff. I risultati, come spesso accade quando le cose succedono un po’ per caso, stanno arrivando: quasi un milione di bottiglie vendute in Italia dal luglio 2008 ad oggi senza investire una lira in pubblicità. Iniziative di marketing comunque stanno arrivando proprio in questa primavera estate, anche per contrastare i soliti furbi che stanno producendo un’altra birra Duff, non ‘originale’, ossia non autorizzata da Goering & TCF. Ma Contreras che fa? Ovviamente fa già soprattutto altro: sta producendo un remake di un film di fantascienza degli anni ‘70, Soylent Green, è in polemica col governo del suo paese, gestisce due società che producono videogame…

    3D is back

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    Negli  ultimi mesi sembra ci sia una strana voglia ed un forte ritorno del 3D. La terza dimensione non sta provando solo ad essere protagonista al cinema (”Viaggio al centro della terra”, ma anche il prossimo “Monsters vs. Aliens”), c’è anche un desiderio costante di realtà olografica.  Recentemente si sta studiando l’evoluzione olografica delle figurine dei giocatori di baseball americani che da figurine statiche diverranno proiezioni olografiche grazie alla tecnologia, in modo molto simile alla pubblicità stampa Mini lanciata a fine 2008. Un altro esempio interessante è l’apparizione del Dr. Manhattan, protagonista del film “Watchman“, a Londra sulle rive del Tamigi, qui l’immagine 3D è stata creata con una complessa proiezione su getti d’acqua.

    Indossare parole

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    Questo il concept - più o meno - di INK. Praticamente è possibile scegliere il proprio gioiello e personalizzarlo con una frase, parole, nomi, ma anche schizzi completamente personali(zzati). Sul sito si compra il pezzo e si scrive in un form apposito direttamente la propria personalizzazione. Decolleranno?

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