Archive for Aprile, 2009

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Fino a dove si può spingere il packaging di un prodotto superclassico come il vino?

Il celeberrimo stilista Christian Audigier - riconosciuto “signore del Jeansche ha lanciato negli ultimi 5 anni alcuni “marchietti internazionali” tipo Ed Hardy, Christian Audigier, SMET, Crystal Rock, C-Bar-A, Savoir Faire, Evel Knievel, Rock Fabulous, Paco Chicano, Von Dutch e ha contribuito con la sua creatività anche al successo di marchi quali Diesel, Fiorucci, Bisou Bisou, Levi’s, NafNaf e American Outfitter - un vero brand man, tanto da avere il suo marchio tatuato sulla schiena (vedi link al sito di Audigiers), ha deciso di rifare il look anche alle bottiglie di vino.

Le bottiglie sono di certo impatto (non ho detto belle!). La cosa curiosa è che il vino contenuto è vino francese dichiaratamente di buona qualità (pricing: 20$ bottiglia), ma questo che dovrebbe essere un key driver per posizionarsi non è per nulla stressato nella comunicazione e nel packaging del prodotto.

Questi vini  con questo approccio al mercato non si rivolgono assolutamente ad un target di conoisseurs attenti alla qualità, bensì propongono una categoria che non verrebbe in alcun modo considerata ad un target completamente nuovo per la stessa: nuovi bevitori di vino che vogliono un prodotto non serioso, ma che si proponga come “playfull“. Non a caso Audigier ha deciso che il sito di questi prodotti si chiami  www.thecoolwine.com , ha voluto come pay off “it’s not just wine, it’s a lifestyle” e ha dato ai suoi vini da subito una pagina su MySpace

Ma tutto questo è extreme brand stretching o extreme product re-thinking ?

E io vado a cena su Twitter

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Un mio amico e collega è fissatissimo con Twitter. Ne parla in continuazione, quando gli accennano al web e a quanto siano importanti i social network. Certo, Twitter è solo l’ultimo arrivato, ma a differenza di altri (Youtube, Myspace, Facebook. Tra l’altro l’amministratore delegato di Myspace si è appena dimesso, ma è un’altra storia…) non vuol farti ritrovare nessuno e non è all’avanguarda tecnologicamente. Ossia il punto è che ormai farsi trovare è banale, e la tecnologia è sempre avanzata… per cui è molto meglio cazzeggiare (ops, perder tempo) scrivendo messaggini da 140 caratteri, senza accorgersi magari che il nuovo standard della comunicazione è proprio questo (messaggini da 140 caratteri che dicano cosa stai facendo e basta, niente fronzoli)… Ma sto dimenticando il punto essenziale, ossia che ormai anche i locali utilizzano parecchio Twitter per promuoversi: c’è un brand con due ristoranti a Los Angeles, Kogi, che ha qualcosa come 17.000 followers e a loro comunica stupidate (che non fanno mai male ed appuntamenti. Anche perché chi è su Twitter è un trendsetter, uno di quelli che influenza gli altri. Almeno per ora, per cui, dicono gli esperti di marketing. Per questo Starbucks ha qualcosa come 140.000 followers e a loro comunica notizie tipo la loro Small Farmer Sustainability Initiative. Certo, sono cose di nicchia, per veri appassionati… Ma chi è che non ama scrivere messaggini, anche quelli più inutili? Ci vediamo lì, anzi ci scriviamo, perché di vederci via webcam e perdere tempo a personalizzare pagine come su Myspace o a festeggiare compleanni come su Facebook… Non è proprio non è il caso.

Kiki Monsters

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L’idea è semplice, ma la toys fashion è ancora cool e quindi ci piace. Basta aggiungere delle lego-guarnizioni per dare una marcia in più agli occhiali dei giovani frangettati milanesi. Si chiama Kiki Monsters questo giovane brand che produce, giocando sempre sullo stesso leit motiv, anche borse, anelli e pins.

www.kikimonsters.com

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    Reale Digitalizzato

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    Digitale Realizzato?

    (vedi anche qui e qui e qui e qui e qui)

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    Chi ogni tanto clicca su Ffwdblog o su 2night sa quanto siano vecchi i dj che vanno in giro a dire che il vinile è meglio del cd. Anche il cd è vecchio come il cucco, l’hanno inventato nel 1982. Tra l’altro, la differenza tra loro, i dj, e i musicisti si va sempre più assottigliando. Avete mai aperto Garageband, il software per ‘musicisti’ di Apple? Imparare l’armonia, con un software così, non è che serva molto, così come imparare a mettere a tempo i loop… Sono tutte cose che il software fa da solo. A chi lo usa, come ai musicisti e ai dj di oggi, si chiede solo di essere creativi. E magari inventarsi nuovi generi musicali come quel simpatico pastone di tutto un po’ (rock, hip hop, house) che è la fidget house creata, anche o soprattutto, da collettivi italiani come Crookers e Cyberpunkers. Ormai si tratta di star, gente a cui fanno remixare gli U2 oppure Coolio. Si sa, le star diventano subito antipatiche e un po’ uncool, per cui, prima che tutto ciò si verifichi… cliccate su 2night e leggetevi o rileggetevi l’intervista a chi ha creato, anche con una strategia di marketing di tutto rispetto, il successo dei Crookers (l’agenzia Mac Mac) Oppure restate qui per un vecchio post di Ffwdblog sulla duplicazione dei dj.

    audioguide

    Ad Amsterdam ed altre città europee le audioguide si scaricano da internet e si ascoltano sull’I Pod. Un servizio all’avanguardia per il turista, nuova frontiera del turismo di massa, il cui uso rende maggiormente coinvolgenti le visite a musei e monumenti, che senza, diciamolo, sarebbero forse un po’ più noisose. Così anche Milano si allinea a questa tendenza.

    Il Comune ha messo a disposizione un servizio di noleggio di radioguide e audioguide per singoli visitatori e per gruppi che visitano il Castello o effettuano un tour nei punti e dei monumenti più significativi della città. Il sistema di audio guida è noleggiabile presso l’Info point del Castello Sforzesco, all’interno della Torre del Filarete (fruibile da martedì a domenica dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 13.30 alle 17.30).

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    Maison Martin Margiela ha introdotto il suo concetto di architettura d’interni con l’installazione “Mat, Satiné, Brillant” che ricrea l’ambiente e l’atmosfera del suo atelier di Interior Design utilizzando molteplici espressioni creative dell’identità e della filosofia della Maison. Un’introduzione al savoir faire della Maison, che solitamente si serve del corpo umano per la propria espressione artistica, qui utilizza lo spazio e i mobili come mezzo per trasmettere la sua filosofia. Una naturale evoluzione e continuazione della visione e del carattere che la contraddistinguono.

    (more…)

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    Il manifesto dell’iniziativa è un po’ pomposo, anche se senz’altro si capisce che è tutto a fin di bene e non a scopo di lucro: “(…) grazie alle nuove tecnologie, la parola non ha più bisogno di essere controllata da chi possiede i mezzi per pubblicare e accedere ai canali di distribuzione, né dai governi (…). Tutti possono raccontare le loro storie al mondo..”. Tutte cose che sapevamo già e che non sono poi del tutto vere.

    Ma detto questo, la versione italiana di Global Voices è davvero un gran bel sito. Chi come me parla solo inglese ed italiano si sente un po’ tagliato fuori dal resto del mondo non italiano (piccolo) ed anglofono (grande ma non unico). Su GB si riesce a farsi un’idea di quello che succede ogni giorno nel mondo e di cui i telegiornali e i giornalisti cool, pure quelli web, non parlano mai… Perché certe cose non fanno mani notizia. Volete sapere qualcosa di quel che succede alle Figi o nel Caucaso meridionale prima che scoppi un’altra guerra sanguinosa? Su GB un’idea è possibile farsela e magari dare una mano, prima dell’ennesima catastrofe.

    AD Drama: Branded FlashMob

    FlashMob? Nulla di nuovo. Branded FlashMob? E’ l’ora degli ad-drama. Un annetto fa qualche consumatore già suggeriva “sarebbe proprio fico se ci fossero delle pubblicità live, nella vita reale”. Molto Truman Show… 3 esempi … buona visione

    “green” spirits - far good spirits

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    L’idea è di un’eminenza grigia del mercato spirits, l’ex vice presidente marketing Campari/Skyy Dave Racicot: una linea di liquori organici - Thatcher’s Organic Artisan Liqueurs (il sito è un gioiellino di photo-web-greendesign), cioè prodotti utilizzando prodotti esclusivamente naturali e dal packaging rispettoso di “mamma gea” - bottiglie leggere e in vetro riciclabile così come le etichette in carta riciclata. Ad oggi in vendita solo in California e Illinois (USA) ma pronti ad invadere il mondo?