Archive for Marzo, 2011

Il ristorante-giardino di Londra

Nuova avventura per il gruppo Drake & Morgan nel centro di Londra, con il The Folly Restaurant, un luogo bizzarro, una contaminazione di luoghi, dove gustare piatti prelibati e speciali, attorniati da piante, fiori ed erbe di qualunque genere, disegnate, appoggiate, in vaso.All’interno del ristorante infatti si possono ammirare un vero e proprio giardino e un negozio di fiori: del resto l’interior design e il floral design in certi casi sono così ben amalgamati da apparire come una cosa sola. Una nota: a Milano esiste un locale molto simile: il fioraio Bianchi. Forse ci siamo arrivati prima.

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  •  Un artista che ha contribuito a cambiare il corso del progetto grafico. Le sue realizzazioni sono arte ricca di valore e di principi sociali applicati alla musica, al corporate design, all’universo delle istallazioni. Da anni trapiantato a New York dove si è distinto come massimo sperimentatore sulla piazza di linguaggi grafici e tipografici inconsueti e a tratti destabilizzanti.Proprio in questi giorni la sua produzione è tornata in Europa per una mostra che il Museo di Design e Arti Applicate di Losanna gli dedica (fino al 13 giugno). Un’ottima scusa per andare a sbirciare tra tutti i suoi lavori più o meno noti, peraltro allestiti da quei grandi del design svizzero che sono i Big Game.

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  • Blödes Orchester from white tube on Vimeo.

    E’ l’opera “stupida” del tedesco Michael Petermann che ha messo ‘in fila’ duecento elettrodomestici più o meno noti per il loro design, e ha deciso di farli ‘esibire’ come fossero appunto una grande orchestra.La performance (a metà tra un esperimento di musica concreta e un progetto per riflettere sulla natura del ‘rumore’) dura trentacinque minuti e può essere ammirata a intervalli regolari di un’ora presso il museo di arti applicate MKG (”Museum für Kunst und Gewerbe“) di Amburgo fino al 30 aprile prossimo.

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  • Filed under: Cultura
  • Pescheria con cucina, a Torino

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    Torino, non è soltanto un nome… Torino è Napoli che va in montagna, cantava, un milione d’anni fa Antonello Venditti. Oggi Torino è una delle città italiane più multietniche, sobrie, eleganti e innamorate di quella strana bandiera rossa, bianca e verde dell’Italia. Detto questo, che forse non è poi così uncool (a passeggiare per il centro ci si sente in Europa, non in altrove, il che è piacevole), a Torino, in una vietta del centro, via San Francesco da Paola da qualche mese è aperto un locale semplice e molto furbo. Si chiama La Pescheria. Ci si può comprare il pesce, ovviamente, ma si può anche mangiarlo, scegliendo tra cotture semplici. Tra i piatti: finissima di scampi, finissima di polipo, cannolicchi e capesante gratinate, acciughe al verde, carpacci di spada, tonno e salmone e tartare di pescato giornaliero. Qualcuno può anche dire che anche nei ristoranti ‘alti’ il pesce si compra a peso. Certo, solo che qui i prezzi sono accettabili e il pesce si può anche portar via. Mica male.

    Manzoni, sulle balle

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    Niente turpiloquio ma simpatica furbata di qualche curatore / assessore. Alcuni writers (membri della crew di “Dipingimi le balle”, già attivo al solito salone del mobile) saranno chiamati a rappresentare su quindici balle di fieno altrettante scene tratte dal romanzo “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni. Tutto questo a Lecco, dal 6 al 29 maggio. L’iniziativa avrebbe anche un sito, ma per ora è offline. “Talvolta lo studio dei Promessi Sposi fatto sui banchi di scuola può risultare noioso e le vicende di Renzo e Lucia appaiono lontane da noi – dice Paola Grossi, altra creatrice del progetto – La mia speranza è che, chiamando giovani artisti a interagire in maniera innovativa e moderna con il romanzo, cambi anche l’approccio degli studenti e nascano curiosità ed interesse nei confronti di un’opera letteraria dal valore unico”. Senz’altro Grossi ha ragione, ma un metodo per far diventare cool i Promessi Sposi sarebbe farlo leggere a forza un po’ di meno. Chi scrive l’ha studiato alle medie, alle superiori 2 volte e pure all’università (dove non ho studiato lettere ma avevo un esame di italiano). Hai voglia a dipingerci su qualcosa, non lo reggerò mai più.

     

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  • Blue Note su t shirt

     

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    Non si dimentica niente così in fretta come la grafica. La musica, quando è importante, in un modo o nell’altro continua a girare. Voglio dire, se senti i Chromeo, senti comunque anche Giorgio Moroder (quello, tra le altre cose, della colonna sonora di Flashdance). e se non lo capisci quando senti l’originale… beh, vuol dire che sei sordo o sordastro. La grafica invece, non essendo arte popolare, viene dimenticata… e poi riproposta, in modo che il cool di oggi è semplicemente uguale al cool di qualche decennio fa. Un esempio su tutti. Le copertine dei dischi Blue Note anni ‘60 sono belle oggi come allora, dopo 50 anni sembrano fatte oggi, o domani. Il brand giapponese Uniqlo le celebra in una serie di t shirt splendide e poco care (meno di 20 dollari). Tra l’altro, è proprio un bel marchio, prezzi bassi ed ottimo cotone. Anche il jazz di qualità non invecchia, ma quello capita pure a Chuck Berry, Mozart, Vasco, etc.

    Da qui se ne vanno tutti…

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    Caparezza canta che da qui se ne vanno tutti, magari non ti accorgi ma da qui se ne vanno tutti. O quasi. Ecco perchè Cervelli Fuori   è un blog multiautore interessante. I Cervelli Fuori sono Steven (Amsterdam), Giovanni (Barcellona), Enrica (Copenhagen), Marta (Norimberga), Silvia (Vancouver). Tutti italiani, tutti più o meno 25enni e tutti all’estero per lavorare. Il comunicato stampa dice che il progetto è “lontano dalla retorica”, ma se uno scrive una roba così, ci finisce subito (nella retorica)… meglio leggere il blog. C’è un bel post sulla passione dei canadesi per lo sport, un altro sulla fissazione dei danesi per la  propria bandiera. Uno su come in Svezia i giovani siano molto incoraggiati a metter su impresa, tanto che i fallimenti non li spaventano. Io lo metto tra i preferiti. Il problema è che per ora il blog è senza pubblicità, speriamo che qualcosa arrivi in questo senso, perché è interessante e senz’altro se non rende qualcosina a chi lo pubblica durerà poco.

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    In Italia ci stiamo godendo solo alcuni lati della free press. Non male quella lyfestyle, non male i magazine dedicati ai locali e alla nightlife, appena decenti i quotidiani. In Uk il fenomeno invece funziona a 360 gradi. L’Evening Standard è un vero giornale e lo trovi gratis a tutte le fermate della metro, ogni sera. In ambito cool & co… ogni settimana, il venerdì, negli hotel e nei locali  fa capolino Sport Magazine. Bello il pay off: the weekend starts here. Hai presente il supplemento della Gazzetta? Ecco, una cosa simile ma molto più divertente, con meno personaggi, più stile e pure qualche sport girl (la tradizione delle girl da paginone Uk non finisce in poco tempo).  In carta povera, da quotidiano, ha una grafica ipercurata e considera sport pure quello fatto davanti alla Wii, quindi recensisce i videogiochi sportivi che fanno fare movimento. Rissumendo, va bene l’iPad, va bene l’iPhone ma la carta, quando colpisce nel segno, funzionerà per sempre.

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    Il design italiano verrà celebrato a giorni nell’ormai consueta settimana del mobile, anzi Salone del Mobile. Ma stiamo attenti, che l’ultima cosa che resta soprattutto italiana non è mica detto che resti  tricolore per sempre. Ho sentito qualche esperto del ramo dire che nel design digitale, forse più importante di quello fisico, l’Italia è già fanalino di coda . Per questo i giovani designer italiani se ne vanno all’estero. Iniziano a rubarci pure una delle cose più italiane del pianeta, i tavoli da biliardo… E fanno bene. Che noia il panno, il legno, i birilli etc. Questo biliardo portatile australiano di Nottage Design è portatile, trasparente, futuristico, minimale.

    Sughero & Aperitivo

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    In diversi locali milanesi (El Beverin – Via Brera, 29, Noy – Via Soresina, 4, Caffè Savona – Via Montevideo, 4 (ang. Via Savona), That’s Wine - Piazza Velasca) prende vita questa sera Sugheritivo. La faccenda è semplicissima: i primi 100 appassionati di buon vino che si presenteranno in ogni locali con un tappo di sughero in questi locali, riceveranno un calice di vino in omaggio. Allora, l’iniziativa potrà anche essere poco chic & cool, ma il sughero, certamente, lo è… e invece di riciclare solo il vetro, potremmo iniziare a riciclare pure quello. Prossime tappe:       8 aprile – Mantova - presso il Clos Wine Bar. 30 aprile - La Spezia - Le Grazie di Portovenere – presso il Goto al Volo.

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