Archive for the ‘Brands&Advertising’ Category

Google Fashion Show (web-home)

Sembra essere solo una buona idea per un tv commercial invece potrebbe ispirare anche altri creativi del settore che voglio cercare di parlare diversi linguaggi, specialmente quello dell’interattività e dell’arte visuale. Di sicuro il lavoro delle stylist 2.0 sarà semplificato così come i più appassionati di travestimenti per le molte feste a tema dell’anno. Non mi risulta che il video proiettore sia però a costo zero e adeasso lo vorrei proprio trovare sotto l’albero.

Fashion Show with Google from Robbin Waldemar on Vimeo.

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Gli iPad venduti in Italia sono oltre 70.000 (nel mondo ben oltre i due milioni), un numero alto per un aggeggio che senz’altro costa molto ma che ha un rapporto qualità / look / tecnologia piuttosto di successo.  Voglio dire, un mini pc costa 300 euro e fa quasi tutto quello che fa un pc, mentre un iPad serve solo per leggere e surfare sul web. Certo, l’iPad quello che fa lo fa molto bene e per questo piace. Tuttavia i numeri sono ancora molto limitati: il Corriere della Sera, per capirsi, ogni giorno diffonde circa 500.000 copie al giorno e ’solo’ 20.000 per iPad… non male, comunque, la media dei possessori di iPad che decidono di comprare informazione pagando (la app costa), se uno su tre è abbonato al Corriere è logico supporre che almeno due sue tre leggano quotidiani sul mitico aggeggio. E allora, siccome chi ha l’iPad di solito qualche soldino ce l’ha, ecco che la pubblicità sul supporto decolla. La prima azienda a sceglierlo in Europa è Renault. Come si chiamano gli annunci per iPad? E’ ovvio, iAd. Per primo viene pubblicizzato un prodottino che verrà commercializzato tra un anno circa, ovvero un simpatico tandem elettrico coperto, Twizy.

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Una volta le cuffie grosse le usavano solo i maniaci dell’alta fedeltà e i musicisti in studio (qui sopra vedere il modello Akg che fino a metà anni ‘90 monopolizzava gli studi di registrazione). Erano oggetti molto affidabili rispetto alle cuffiette del walkman ma molto scomodi perché pesanti. Nessuno ci andava in giro in motorino o in bici come si usa oggi. Oggi infatti le maxi cuffie fanno molto dj e fa ancora cool indossarle al posto di quelle bianche dell’iPod o tipo iPod (che comunque funzionano molto bene, l’unico problema è che il volume va tenuto basso per non evitare acufeni). Ecco perché pure Marshall, insieme ai soliti Ampli rock, quelli dei mitici Iron Maiden e pure d’un certo Jimi Hendrix che di secondo me faceva Marshall (ma era solo omonimia), si è messa a produrre cuffie in ear (bruttine) e cuffione vintage piuttosto belle. Il prezzo delle seconde è 99 dollari.

Nalden, web shop (& blog)

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Non lo scrivo perché quello che ospita i miei sofisticatissimi pensieri è un blog, è quello che penso. Credo che i blog abbiano ridisegnato, con la loro semplicità, il web. Sul web e fuori, il design conta, ma solo perché fa risaltare bene il contenuto. Un esempio? Il nuovo Myspace adesso sembra un blog, anzi lo è. Con gli sfondi da cambiare, etc. Facebook, il re del social web e del perder tempo on line, a livello di impatto grafico è davvero poca cosa… Il più recente Twitter è tutta un’altra cosa. Ma sto come sempre divagando. Volevo scrivere di uno shop online collegato in qualche modo a uno shop di Amsterdam (19 Square Meters), uno shop che è contemporaneamente un fashion blog e uno spazio web che differenzia un bel po’ dalle consuete e sempre pooco originali ‘novità & tendenze del momento’. Si chiama Nalden.net Ogni prodotto è fotografato manco fosse su Vogue e presentato poco oggettivamente e molto soggettivamente da opinoon leader e/o fashion blogger. Molto bello anche il menu a scomparsa, i background invece sono molto più che wallpaper: sono protagonisti almeno quando i quadratini di testo, ben leggibili e divertenti. Son creati da artisti e fotografi che credo li regalino al sito in cambio di visibilità. Giudizio critico complessivo? Molto cool.

Belle vero? Sono le pensiline per l’attesa degli autobus, arredate come interni di abitazioni. Se ne è occupata la nota agenzia TBWA, con una campagna per promuovere la vodka aromatizzata della Absolut. Teatro delle nuove pensiline, la città di Chicago. Tre gusti, tre diversi arredi.

Ceres for Art. Arte a tutta birra

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Ceres for Art è un concorso per giovani talenti artistici sponsorizzato, come è ovvio che sia da Ceres. Il noto beer brand lo organizza insieme con Mtv e quella del 2010 è già la quarta edizione. Della giuria fan parte artisti, personaggi e musicisti piuttosto noti: Luca Beatrice critico d’arte contemporanea e curatore. Boosta, musicista e artista legato ai Subsonica. Valentina Pesati, art consultant, Duri Bardola, direttore creativo di Pbcom Gruppo Moltiplica… e pure Luca De Gennaro, direttore artistico di Mtv, uno dei pochi professionisti della musica che sappia come si fa a fare su Facebook un diario online simpatico e costruttivo. Per far vedere il proprio talento c’è tempo fino al febbraio 2011, ma chi ha tempo non aspetti tempo. Possono partecipare fotografi, scultori, pittori e video artist. Certo, non va dimenticato che tutto questo vien fatto per vendere una birra, non per amore dell’arte. Ma sempre d’arte si tratta. E c’è anche chi vende birra senza un briciolo d’amore per il bello. Eccome se c’è.

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Il non plus ultra per i motociclisti è molto scomodo, ma come i cool people sanno, cosa vuoi che sia la scomodità quando sei cool. Allora, bisogna avere una moto tipo la Triumph Boneville, meglio se vecchia, oppure una Motard. Mai e poi mai una Bmw con bauletto o una tuttofare con piccolo parabrezza. Il parabrezza o il cupolino i cool people non lo vogliono manco in testa. Il casco più chic del momento lo fa Blauer e non ha manco la visiera. L’alternativa sono i caschi Bell, anch’essi american style e privi di comodità che non siano le orecchie coperte. Almeno quelle stanno al caldo, la faccia no. In Italia, sbagliando, questi caschi li chiamiamo jet, mentre il nome giusto è open face.

Augmented reality per Coca-Cola

Una divertente campagna di affissioni ideata dall’agenzia canadese MacLaren McCann dove gigantesche cannucce fuoriescono dai bordi del cartellone, si inseriscono nel contesto urbano, interagiscono con altri elementi, giocano alla “realtà aumentata”. Una scala invita i passanti a raggiungere l’enorme lattina per bere, belle ragazze si affacciano dai cartelloni vicini per dissetarsi.Altre cannucce infine, come fossero tubature, si arrampicano per la facciata di un palazzo ed entrano dalle finestre. Naturalmente è tutto falso. Le finestre sono un tromp l’oeil, i manifesti con le sexy testimonial un fake, la scala un modo per strappare un sorriso agli abitanti di Toronto, una città ad alto tasso di creatività.Via | Ibelieveinadv.com

Dal 1996 gli Eagles Print Awards, premiano l’eccellenza nel campo della pubblicità a mezzo stampa. Indetti dal gruppo editoriale Independent Newspapers, questi riconoscimenti hanno uno slancio internazionale grazie ai due giudici, scelti ogni anno tra i più importanti professionisti del settore pubblicitario a livello mondiale.Davvero interessanti la comunicazione, a cura dell’agenzia King James di Cape Town, ironica e graffiante. Quest’anno è un “J’accuse” sul mondo della adv: pubblicitari, smettetela di progettare campagne orrende. Sul loro sito c’è anche un counter dei misfatti avvenuti per colpa di pubblicitari scarsi: 11.736.635 gravidanze accidentali, 947.228 incidenti casalinghi e 11.063 revival degli Abba.Via | Ibelieveinadv.com

American Helvetica is sexy

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Amo da impazzire il font helvetica e vedo di non essere il solo. 2night.it e centinaia di altri siti, ormai, sono scritti solo in helvetica nero su bianco. Il resto sono orpelli inutili. Per cui amo, anche se non alla follia (non possiedo manco un capo) American Apparel, che ha palesemente copiato il suo logo da quello di American Airlines. Mi piace la loro comunicazione. Mi piace la campagna che qualche tempo fa fecero utilizzando Woody Allen senza chiedergli il permesso. Vista la sua vita sessuale, è il perfetto testimonial di un brand che punta sulla qualità (solo cotone e capi fatti in USA), sul no logo e sulle giovani ninfette. Credo che alcune delle loro testimonial siano pornostar. Se non lo sono, potrebbero esserlo. Sembra che il brand sia in crisi, ma si sa che la crisi è spesso una cosa commerciale. Per quel che riguarda le idee e l’appeal, American Apparel resta il top. E questa gallery che Stylecrave dedica alle sue girls lo testimonia.

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