Archive for the ‘Lifestyle’ Category

City Guide di Louis Vuitton

Tornano le City Guide di Luis Vuitton: Roma, Los Angeles, Istanbul, Mosca, Londra, Tel Aviv, Genova, Parigi, Mumbai, Tokyo, sono ben 31 le città per cui sono state scritte le migliori indicazioni dallo staff della maison francese. Guide ‘di lusso’, con una selezione delle boutique di alta moda, degli studi d’architettura e di fotografia, dei migliori ristoranti dove mangiare e degli alberghi più esclusivi. Il tutto con una veste grafica elegantissima.

A cui ora si aggiungono questi brevi lavori di animazione girati da Romain Chassaing, videomaker parigino. Un tocco lieve, che ricorda molto da vicino le idee surreali e sognanti de “Il favoloso mondo di Amelie”, una voce fuori campo (in francese) che racconta in breve le immagini e uno stile perfettamente in tono con la qualità del prodotto.

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  • Ad Amsterdam, in hotel sul canale

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    Ho un debole per Amsterdam, città a misura d’uomo in cui tutto è così semplicemente cool, ad esempio le borse dei postini che devono sopportare la pioggia senza far bagnare la posta… E somigliano così tanto a quelle dei dj, che tra l’altro ormai vanno in giro senza dischi e col pc. Ma veniamo al punto. A novembre 2010 verrà inaugurato il nuovo Canal House hotel ad Amsterdam nei pressi della casa di Anne Frank. 23 camere, sul Keizersgracht, uno dei canali più classici della città. L’hotel invece è tutto tranne che classico. E’ minimal, ma caldo, grazie al massiccio utilizzo del legno. Il design è ideato dal collettivo Concrete Architects e cambia destinazione d’uso a tre residenze. C’è anche un giardino interno… Mi stabilisco li e faccio il cool hunter.

    In biblioteca, all’aeroporto

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    Gli aeroporti sono luoghi ancora oggi inospitali per chi non il portafoglio gonfio. A Madrid come ad Orio al Serio, due aeroporti che ho frequentato qualche giorno fa, ci si può sedere, certo… ma quasi soltanto in bar e fast food di qualità media in cui le cose costano il doppio che altrove (è vero, ad Orio c’è Macdonald’s ma l’unico posto economico). Gli spazi sono risicati oppure immensi e senz’altro poco accoglienti. Ovviamente ad Amsterdam non è così. Da fine agosto a Schiphol i passeggeri possono leggere libri in 29 lingue, ascoltare musica, vedere e scaricare film gratuitamente in una biblioteca vera e propria. In questa area anche i piccolissimi viaggiatori hanno un apposito spazio dedicato a loro, la Baby Care Lounge, mentre i bambini più grandi possono divertirsi nella “Kids Forest” una foresta dove dare spazio alla fantasia, giocando su casette sugli alberi e arrampicarsi su varie strutture e giocare sugli scivoli.

    Le Seven: l’Hotel a tema

     Situato nel Quartiere Latino, l’Hotel Le Seven promette meraviglie visive e sensoriali ai suoi ospiti con arredi, rivestimenti e accessori tutti ispirati a un tema ben preciso. 007, Alice in Wonderland, Maria Antonietta, Sublime, On/Off suite (dove il design cambia premendo un bottone), The Black Diamond e Lovez-Vous: sono questi i nomi e/o i temi d’ispirazione delle suite, a cui si affiancano stanze con particolarissimi letti e arredi fluttuanti. Il design è firmato da quattro nomi francesi: Vincent Bastie, Virginie Cauet, Sylvia Corrette e Paul-Bertrand Mathieu

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  • The Million Dollar Homepage, la pagina web composta da 1.000.000 pixel in vendita, a un dollaro per pixel era sua. Un esperimento folle, geniale. Nel gennaio del 2006 il progetto era ormai concluso, con gli ultimi mille pixel disponibili battuti all’asta su Ebay per 38,100 dollari.Ora Alex Tew ci riprova con One Million People, lanciato lo scorso 23 settembre, un progetto apparentemente più semplice, ma in realtà ancora più ambizioso, con lo scopo di raccogliere un milione di volti da pubblicare in un volumone che diventi lo specchio dei nostri tempi.Per partecipare bisogna accedere attraverso il proprio profilo sul re dei social network: sarà infatti quella l’immagine che finirà nel libro. La quota d’accesso è di 3 dollari. Alex ha dichiarato che il primo spazio sulla prima pagina del libro lo ha riservato al fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg.

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    Quelli che vedete qui sopra sono solo alcuni dei protagonisti di Le Grand Fooding, un gran bella confusione tra cibo, musica ed eventi che prenderà vita a Milano, in zona Tortona, venerdì 14 ottobre dalle 19 in poi. L’idea è francese, tres chic. E’ un evento di beneficenza (il 40% dei 25 euro del biglietto vanno a un’associazione che aiuta bimbi e famiglie in difficoltà) e contemporaneamente è un gran divertimento. Ci sono dj e nottambuli come Crookers e Nicola Guiducci (anima del Plastic) insieme a chef stellato come Carlo Cracco ma anche pittori, tatuatori… tutti insieme, appassionatamente, a far capire che Milano NON è solo design. Certo, il design è bello, ma il food design è roba che si guarda (e poi si mangia) e pure a Le Grand Fooding ce ne sarà. Proprio come per quel che riguarda la moda, si può essere cool e non è essere design. Mon è che tutto quel che è cool debba per forza essere design. La forza della design week è di essere in mezzo alla città… questa è la formula che anche il resto delle manifestazioni milanesi stanno copiando e non è affatto male.

    American Helvetica is sexy

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    Amo da impazzire il font helvetica e vedo di non essere il solo. 2night.it e centinaia di altri siti, ormai, sono scritti solo in helvetica nero su bianco. Il resto sono orpelli inutili. Per cui amo, anche se non alla follia (non possiedo manco un capo) American Apparel, che ha palesemente copiato il suo logo da quello di American Airlines. Mi piace la loro comunicazione. Mi piace la campagna che qualche tempo fa fecero utilizzando Woody Allen senza chiedergli il permesso. Vista la sua vita sessuale, è il perfetto testimonial di un brand che punta sulla qualità (solo cotone e capi fatti in USA), sul no logo e sulle giovani ninfette. Credo che alcune delle loro testimonial siano pornostar. Se non lo sono, potrebbero esserlo. Sembra che il brand sia in crisi, ma si sa che la crisi è spesso una cosa commerciale. Per quel che riguarda le idee e l’appeal, American Apparel resta il top. E questa gallery che Stylecrave dedica alle sue girls lo testimonia.

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    Per il lancio Il marchio della vodka bio, Good ol ‘Sailor, la svedese Galatea, ha deciso di tatuare la plastica trasparente della sua vodka motivi marinari ispirati ai tatuaggi old school, realizzata dall’illustratrice e tatuatrice Aniela dello studio Flash Fighters.

    Via | Belowtheclouds.com

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  • Take back your city (Milano)

     I’Milano è un gioco di parole che coniuga uno slogan dal sapore internazionale e una precisa condizione geografica-esistenziale. I’Milano porta immediatamente ad un concetto: identificazione. L’identificazione è il potere del nostro progetto. Un progetto che nasce con l’obiettivo politico di generare nel cittadino “l’audacia di sentirsi protagonista di un cambiamento”. I’Milano intende generare “un’onda” potente in grado cambiare gli equilibri della città alle elezioni comunali del 2011.  I’Milano è un movimento costituito da “giovani” che a vario titolo possono interpretare al meglio i bisogni di una città moderna che punta ad essere una capitale europea. I’Milano è fatto da persone che lavorano in campi nevralgici della società il cui operato è riconosciuto dalla comunità. Persone che attraverso esperienze, professioni e ruoli istituzionali sono in grado di sviluppare reti e network all’interno del centro e nelle periferie della città. I’Milano con “l’audacia della speranza”, miscelando “know-how e aria nuova” utilizzerà gli strumenti del management, della politica, della cultura, del marketing, della creatività, dell’associazionismo e della legge, per riprendersi la città. Il cambiamento non si può più rinviare né delegare ad altri.

    http://www.imilano.org/


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    Facebook e Bookface. Non è solo un anagramma. E’ un modo collettivo di fare letteratura sul web. “Bookface vuole essere un esperimento letterario e culturale – spiega uno degli ideatori Roberto Secci - oltre che un gioco per chi ha sempre desiderato scrivere un libro. Un laboratorio creativo dove la tecnologia e un nuovo mezzo di interazione sociale come Facebook incontra un inguaribile desiderio di comunicare le proprie emozioni. Con Bookface, senza essere grandi scrittori, chiunque può continuare a scrivere il romanzo, portando con sé il proprio stile, le proprie emozioni e un pizzico di fantasia, per dare vita a un libro strano e imprevedibile, a volte incomprensibile, ma ricco di tanti piccoli mondi”. Sul comunicato leggiamo anche che: ” i veri protagonisti della storia sono proprio gli utenti/scrittori sparsi nella rete: più donne che uomini (6 su 10 sono donne), oltre la metà degli utenti che hanno aderito al progetto hanno dai 25 ai 44 anni, ma non mancano giovanissimi aspiranti scrittori”. Mi permetto di fare una previsione. La letteratura è un esercizio ‘al singolare’, in rete e su Facebook si scrivono amenità, spesso simpatiche, ma nulla più, roba tipo questo post. Fare letteratura è un’altra cosa, si tratta di inventare quello che non c’è. Ma detto questo, è molto meno uncool Bookface di Facebook (e Farmville).

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