23 Set
Ecco un piccolo elenco, per niente ragionato e molto casuale, di cose da fare a Milano ora che è in corso la fashion week e sembra succeda chissà che in ambito fashion. In realtà in città le uniche shopping bag che si vedono sono quelle di Abercrombie (& Fitch) che con la fashion week c’entrano poco, ma forse è un’idea di chi scrive… E quindi, bando alle cance (alle chiacchiere), veniamo all’elenco. 1) Da venerdì 24 a domenica 26 all’Arco della Pace si mangia con 20 euro con grandi chef come David Oldani e Carlo Cracco (attenti che è quasi sold out). 2) Venerdì 24 alle 19 in Galleria Vittorio Emanuele e sabato 25 dalle 22 al Termovalorizzatore Silla 2 (Rho - Pero), si balla la musica eco di Diego Stocco, uno che suona gli alberi (davvero) e insieme il groove di Claudio Coccoluto. Ci si prenota gratuitamente sul sito) E’ appena stata inaugurata la mostra dedicata a Salvator Dalì alla Triennale di Milano, uno che è ancora oggi avanti anni luce rispetto al Fashion System (pur scritto con la maiuscola) 4) (non è il quarto posto, ma la quarta cosa, in realtà fondamentale). Venerdì 24 settembre, alle 20 e 30 e alle 22 e 30, si può al Cinema Mexico (zona Buenos Aires) a cantare The Rocky Horror Picture Show. L’ingresso è libero e si selebrano i 35 anni del film e l’uscita in Blu-ray HD. Solo su prenotazione dal 23 Settembre allo 02 48951802
23 Set
Quelli di Happiness Brussels hanno progettato un sito attraverso il quale un albero si interfaccia con il mondo. Come funziona? Hanno fissato ai rami webcam, microfoni, cabinotti per la rilevazione del tempo atmosferico e misuratori di smog, ozono e luce. Tutti componenti sono connessi ad internet così da poter pubblicare in tempo reale i dati rilevati: le fotografie finiscono su Flickr, i video su YouTube, le registrazioni audio su Soundcloud e i dati, opportunamente convertiti in linguaggio “umano”, diventano status di Facebook e Twitter. Un modo curioso e innvativo di far vivere la natura anche tecnologicamente “social”.
23 Set

Pensavate che le cartoline fossero scomparse? Cartolina Cards è un marchio canadese di cartoleria artigianale. I suoi prodotti, disegnati da Fiona Richards seguono un’ispirazione vintage ed esotica, che spazia da fiori malinconici a disegni tratti da favole settecentesche, senza leziosità, ma con il gusto eclettico e bizzarro di una collezione di memorabilia di ogni epoca e provenienza.
Da poco Cartolina è diventata un’applicazione per iPhone che, una volta acquistata per pochi dollari, permette di inviare cartogrammi, qualcosa in più di un SMS, messaggi elettronici che hanno il sapore romantico di una vecchia missiva. In più, un calendario permette di ricordare compleanni e ricorrenze, per essere sicuri di non dimenticarne nessuno.
13 Set
Come vorresti che fosse il futuro?, diceva un bello spot della Telecom di qualche anno fa. Altro che John Travolta vs Hunziker. Ecco, a questa domanda si proverà a rispondere nella Social Media Week di Milano, Buenos Aires, Mexico City e Los Angeles, dal 20 al 24 settembre di quest’anno. In realtà la domanda è una po’ diversa, come sarà la città del futuro? Ma cambia poco. Ma che succederà? Ad esempio, lunedì 20 settembre, all’Università di Milano (via del Perdono 7) si discuterà su un tema molto complesso, ovvero su come i social media non siano solo Facebook, luogo virtuale del perder tempo, ma anche nuovi spazi di comunicazione e condivisione della conoscenza, una “public sphere” che crea le condizioni per la partecipazione informata dei cittadini. E fin qui il futuro delle città è senz’altro luminoso. Però tra i suoi Media Partner, la Social Media Week Milan può contare anche su Urban Screen, ovvero quello schermone di 487 mq che dà mostra di sé in P.zza Duomo a Milano. Come c’è scritto sul sito della manifestazione ‘La medializzazione della città è uno degli scenari del futuro: comunicazione, arte, pubblicità saranno sempre più parte dell’arredo urbano’… Ma ne siamo poi così certi, soprattutto per Milano? La speranza è che la qualità di ciò che viene comunicato cresca e la quantità cali. Ad esempio, a Madrid (vedi foto) i manifesti pubblicitari sono pochissimi e il comune comunica attraverso splendide piccole locandine poste nei tanti viali della città. Il comune ovviamente non comunica solo mostre, anche cose amene come la Fashion Night Out. Il risultato è visivamente splendido. A Firenze invece i manifesti sono troppi, a Roma ancora di più, mentre a Milano c’è Urban Screen, che proprio splendido non è. E quindi, come vorrei che fosse il futuro di Milano? Meno pubblicizzato.
5 Set
Al MiNiBAR, locale lungo il canale Prinsengracht ad Amsterdam, ci si serve da soli. Ovvero non arrivano i camerieri con quei piattoni inutili di frutta, non c’è l’addetto luci che fa buio e poi illumina le bottiglie in arrivo come nelle più becere discoteche. D’altra parte siamo ad Amsterdam, non sul Garda o al Billionaire. “Non bisogna attendere, né attirare l’attenzione del barman e sembra di invitare i tuoi amici in un hotel alla moda”, dicono proprietari. Ad Amsterdam ho già visto altri locali in cui i frigobar fanno parte dell’arredo e anche all’Air si paga con una card. Lì ciascun bar è gestito attraverso un sistema automatico, che serve ai clienti bevande provenienti direttamente dalla cantina, senza utilizzo delle bottiglie. E con la stessa carta è possibile usufruire dei lockers per depositare giacche e cappotti, senza pagare costi aggiuntivi. Al MiNiBAR però si fa di più. I clienti si presentano da un receptionist che dà loro la chiave di uno dei 45 frigoriferi da cui sono liberi di servirsi per tutta la serata. Bisogna rilasciare la propria carta di credito o un documento di identità, che verranno restituiti dopo il pagamento del conto. Chiudiamo con un’altra cosa molto cool. L’ufficio stampa dell’ente del turismo olandese. Il loro sito è Holland.com e utilizzano anche i locali pur di far parlare dell’Olanda…
3 Set
Credo che quella del minimalismo, anzi dell’essenzialità, sia più che una moda. E’ quella di marchi come American Apparel, di cui si parla poco, meno che Abercrombie… ma funziona ed è (forse) più su. Sono poi in arrivo a Milano due marchi che i veri fashion expert considerano un poi cheap, ma sono molto longevi e senz’altro molto easy ed essenziali, parlo di Gap e Banana Republic… Senz’altro non appena arriveranno a Milano la loro coolness si abbasserà di diverse tacche. Si sa come funziona la testa dei fashionisti: se una cosa è vicina e per tutti, perde valore. Comunque, Gap & BR regnano. Segno che l’essenzialità fa campare bene e allunga la vita. Ma questa è una premessa. Volevo scrivere di altri minimal brand. Amo molto questi quattro design pieces, tutti segnalati da Colette nella sua imperdibile newsletter mensile. Trovate tutto in vendita a Paris, ovviamente, oppure (se siete fortunati), sul sito. Caratteristiche comuni: nero su bianco (o viceversa), righe per dividere il testo, leggibilità estrema… Forse il no logo è troppo, ma quando li logo diventa parte del prodotto in modo sobrio e non caciarone come le più recenti polo di Ralph Loren col logo immenso… diventa inessenziale.
30 Ago
Avete l’ossessione dell’ordine? Non lasciatevi sfuggire Things Organized Neatly, il photo-blog che Tina Roth Eisenberg ci segnala dalle pagine del suo Swiss Miss.Tra le immagini in archivio, biciclette, angoli domestici, officine e molto altro dove l’ordine vince sempre sul caos.
27 Ago
Dal 7 ottobre in poi, leggete 160 pagine spendendo 14.9 euro e diventate cool. Come? Facile. Basta comprarsi Come essere Cool, How to be cool in inglese, di Frances Reade… oppure diventare amici di Lapo e Bianca. Siccome Lapo è sempre in giro per party, non è facile incontrarlo e leggere è una tale noia. Ma dopo aver letto questo libro, non solo saprete come annodare una sigaretta o truccarvi come Cleopatra, ma imparerete anche a esibirvi in un indy grab, ballare l’hand-jive, cucinare con la lavastoviglie… E poi, diciamolo, l’unico che crede che la coolness sia una roba seria è Lapo. Fances Reade no di sicuro. In fondo il suo librino è puro intrattenimento. Essere cool è una cosa parecchio complicata, se non si ha un nonno come Gianni o uno zio come Mario, mio zio. Nell’82 si comprò un televisore enorme per vedere i mondiali, e allora il calcio era una roba così cool.
26 Ago
L’altro giorno ho ricevuto il solito comunicato stampa che faceva più o meno così. “Buongiorno, sono lieta di segnalarti che collegandoti a conversations.nokia.com potrai trovare molte interessanti informazioni relative al nuovo laboratorio nato dall’alleanza tra Nokia e Intel”. Ora, siccome della suddetta alleanza non è che mi importi poi tanto, volevo soprassedere, anzi l’avrei fatto con notevolissimo piacere… Poi però ho letto la frase successiva del succinto comunicato post vacanze. Dopo essermi sorbito il solito 3d (sembra tra l’altro che Toshiba abbia bruciato tutti per una formula senza occhialini), ho letto che ad Olulu, sede della joint venture Intel - Nokia: “si disegna il futuro del 4° schermo”. Sul futuro ognuno ha le sue idee, ad esempio io sono certo che la profezia dei Maya si avvererà… ma che cos’è il quarto schermo? Ovviamente da su Conversation Nokia non ho capito cosa sia anche se si tratta di un Nokia Blog molto interessante. Ma facendo un giro sul web ho capito che dovrebbe essere uno screen olografico che sui cellulari prenderà il posto di touchscreen e tastiera. Le icone saranno a tre dimensioni, ad esempio. Si potrà, non si sa bene quando, scrivere semplicemente spostando le dita sullo schermo. Sinceramente parlando, non ho capito molto, ma non amando molto la tecnologia touch, sono certo che la prossima generazione di utenti tecnologici non avrà gli schermi eternamente sporchi e pieni di ditate. Prendere nell’aria forme 3d mi sembra molto più cool. Quasi come digitare sulla tastiera con cui sto scrivendo adesso.
26 Ago
Minirampe da skate, Harley Davidson che rombano e automobili customizzate ovvero cambiate completamente dai loro proprietari, artisti e skater. A Milano, a settembre, dal 17 al 19, Vans festeggia così. Oltre allo skate e alla bmx, Vans porterà Max Schaaf, l’artista skater, noto customizzatore di Harley Davidson, che in passato ha firmando un modello di scarpe dell’esclusiva linea Vans Syndicate. Il titolo dell’evento è semplice: Kustom & Art Show, nel vivissimo quartiere Isola. Ma se la cosa più cool del mondo fosse avere una Fiat Tipo (o Tipò come diceva lo spot) di 30 anni fa per niente customizzata e molto ammaccata? Andiamo a dare un’occhiata.
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