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Nalden, web shop (& blog)

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Non lo scrivo perché quello che ospita i miei sofisticatissimi pensieri è un blog, è quello che penso. Credo che i blog abbiano ridisegnato, con la loro semplicità, il web. Sul web e fuori, il design conta, ma solo perché fa risaltare bene il contenuto. Un esempio? Il nuovo Myspace adesso sembra un blog, anzi lo è. Con gli sfondi da cambiare, etc. Facebook, il re del social web e del perder tempo on line, a livello di impatto grafico è davvero poca cosa… Il più recente Twitter è tutta un’altra cosa. Ma sto come sempre divagando. Volevo scrivere di uno shop online collegato in qualche modo a uno shop di Amsterdam (19 Square Meters), uno shop che è contemporaneamente un fashion blog e uno spazio web che differenzia un bel po’ dalle consuete e sempre pooco originali ‘novità & tendenze del momento’. Si chiama Nalden.net Ogni prodotto è fotografato manco fosse su Vogue e presentato poco oggettivamente e molto soggettivamente da opinoon leader e/o fashion blogger. Molto bello anche il menu a scomparsa, i background invece sono molto più che wallpaper: sono protagonisti almeno quando i quadratini di testo, ben leggibili e divertenti. Son creati da artisti e fotografi che credo li regalino al sito in cambio di visibilità. Giudizio critico complessivo? Molto cool.

Ecco il nuovo spot Microsoft che promuove la funzionalità del lettore Blu-Ray su Windows 7: realizzato in stop motion, il video ha per protagonisti due portatili, un Mac e un Pc su un lungo volo in aereo. Per passare il tempo il Pc lancia Avatar in Blu-Ray. La versione tutta di carta di Pandora, il pianeta degli alieni blu, vale da sola tutto lo spot, che per il resto non farà che alimentare l’eterna diatriba.

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    Il tema della terza edizione del festival Indicativo Presente è “L’Evento che verrà, eventi del futuro e futuro degli eventi”, ecco che torna Indicativo Presente. Ricordiamo ai meno cool che si tratta dell’unico festival dedicato al trendwatching e all’osservazione delle tendenze socio-culturali. Tralasciamo ogni altra considerazione socio culturale e concentriamoci sul cool, che suona come culturale, ma forse è tutta un’altra cosa. Anzi, senz’altro. Ecco un po’ di tendenze festivaliere. Le notti bianche funzionano anche più dei festival perché in esse c’è “compressione temporale e dilatazione spaziale” (parole del comunicato). “Gli eventi “massivi” lasceranno spazio a eventi più diffusi e leggeri”? Forse si, soprattutto se i super concerti continueranno a costare un botto. “L’evento che verrà sarà sempre più cross-mediale e multi-piattaforma”? Senz’altro per quel che riguarda gli eventi ‘cool’ si. “L’evento che verrà sarà sempre più collaborativo”. Piacerebbe che gli eventi fossero davvero creati da chi partecipa, ma forse è un’utopia, perché tanta gente lavora e poi va agli eventi a svagarsi, gli organizzatori dovrebbero pensare a creare qualcosa di stimolante. “Gli eventi saranno sempre più green ed affidati a producer di eventi”. Senz’altro si per la seconda parte della frase. Oggi una qualsiasi serata in discoteca è organizzata meglio di un evento a cui collaborano decine di agenzie di eventi. Per quel che riguarda il green, speriamo che questa tendenza continui, anche perché la terra di verde ha proprio bisogno.

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  • Den Harrow vs Tom Hooker… su You Tube

    E’ tutta una faccenda di inglese finto e di tempi che cambiano. Den Harrow fu scelto come nome di un progetto musicale dance italiano anni ‘80 perché suona come Denaro. In quel periodo e pure dopo (vedi Corona) era normale che l’immagine di una band fosse un bel modello/a, ma in studio i brani li cantavano veri cantanti. L’autotune, il software che intona anche le campane, non l’avevano ancora inventato. Chiunque sa che Den Harrow in realtà non cantava molti dei brani e li cantava l’americano Tom Hooker. Oggi i due, dopo qualche decennio, si danno battaglia su Youtube perché Den in alcuni live show starebbe usando ancora delle basi in cui canta Tom e la cosa a quest’ultimo dà fastidio. E’ una commedia surreale francamente divertente. E dà la soluzione a tutte le liti che ingolfano i tribunali civili: menatevi, virtualmente, su Youtube che ci fate pure ridere.

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    Facebook e Bookface. Non è solo un anagramma. E’ un modo collettivo di fare letteratura sul web. “Bookface vuole essere un esperimento letterario e culturale – spiega uno degli ideatori Roberto Secci - oltre che un gioco per chi ha sempre desiderato scrivere un libro. Un laboratorio creativo dove la tecnologia e un nuovo mezzo di interazione sociale come Facebook incontra un inguaribile desiderio di comunicare le proprie emozioni. Con Bookface, senza essere grandi scrittori, chiunque può continuare a scrivere il romanzo, portando con sé il proprio stile, le proprie emozioni e un pizzico di fantasia, per dare vita a un libro strano e imprevedibile, a volte incomprensibile, ma ricco di tanti piccoli mondi”. Sul comunicato leggiamo anche che: ” i veri protagonisti della storia sono proprio gli utenti/scrittori sparsi nella rete: più donne che uomini (6 su 10 sono donne), oltre la metà degli utenti che hanno aderito al progetto hanno dai 25 ai 44 anni, ma non mancano giovanissimi aspiranti scrittori”. Mi permetto di fare una previsione. La letteratura è un esercizio ‘al singolare’, in rete e su Facebook si scrivono amenità, spesso simpatiche, ma nulla più, roba tipo questo post. Fare letteratura è un’altra cosa, si tratta di inventare quello che non c’è. Ma detto questo, è molto meno uncool Bookface di Facebook (e Farmville).

    Bookazine piena di blog

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    Post doppio per due segnalazioni degne di nota. Tribaspace.com è un portale d’ambito fashion basato sulla connessione. I pr ci segnalano eventi, conferenze stampa e incontri per addetti ai lavori e non. E’ utile e piacevole da usare. Tra i tanti eventi ci ho trovato circus-bookazine.com, il sito di un’iniziativa molto cool. Un bookazine è the very first international blogger magazine, ovvero una rivista dedicata ai blogger che è monotematica e si può tenere in libreria perché è roba che dura, come un bel libro. Il 16 settembre ha preso vita Berlin blog slam, un incontro live tra blogger che senz’altro verrà replicato in futuro da qualche parte nel mondo.

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    Come vorresti che fosse il futuro?, diceva un bello spot della Telecom di qualche anno fa. Altro che John Travolta vs Hunziker. Ecco, a questa domanda si proverà a rispondere nella Social Media Week di Milano, Buenos Aires, Mexico City e Los Angeles, dal 20 al 24 settembre di quest’anno. In realtà la domanda è una po’ diversa, come sarà la città del futuro? Ma cambia poco. Ma che succederà? Ad esempio, lunedì 20 settembre, all’Università di Milano (via del Perdono 7) si discuterà su un tema molto complesso, ovvero su come i social media non siano solo Facebook, luogo virtuale del perder tempo, ma anche nuovi spazi di comunicazione e condivisione della conoscenza, una “public sphere” che crea le condizioni per la partecipazione informata dei cittadini. E fin qui il futuro delle città è senz’altro luminoso. Però tra i suoi Media Partner, la Social Media Week Milan può contare anche su Urban Screen, ovvero quello schermone di 487 mq che dà mostra di sé in P.zza Duomo a Milano. Come c’è scritto sul sito della manifestazione ‘La medializzazione della città è uno degli scenari del futuro: comunicazione, arte, pubblicità saranno sempre più parte dell’arredo urbano’… Ma ne siamo poi così certi, soprattutto per Milano? La speranza è che la qualità di ciò che viene comunicato cresca e la quantità cali. Ad esempio, a Madrid (vedi foto) i manifesti pubblicitari sono pochissimi e il comune comunica attraverso splendide piccole locandine poste nei tanti viali della città. Il comune ovviamente non comunica solo mostre, anche cose amene come la Fashion Night Out. Il risultato è visivamente splendido. A Firenze invece i manifesti sono troppi, a Roma ancora di più, mentre a Milano c’è Urban Screen, che proprio splendido non è. E quindi, come vorrei che fosse il futuro di Milano? Meno pubblicizzato.

    Melog, la radio ai tempi di internet

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    Melog, il programma che ogni giorno Gianluca Nicoletti conduce su Radio24 e che ricomincia il 5 settembre, non è il mio preferito. Da tempo sta nella cinquina dei top, ma attualmente è superato da: 1) Er Pantera Giuseppe Cruciani, sempre su Radio24 alle 18.30, l’unico ad aver capito che la politica in Italia è uno show degno del Divino Otelma 2) Deejay chiama Italia su Radio Deejay, perché Linus ha imparato a cazzeggiare in onda 3) il Gastronauta, sempre su Radio24 nel weekend con Davide Paolini, perché il cibo è molto importante 4) Da Raistereonotte su Radiouno quando al microfono c’era John Vignola (un mito ligure)… Ma i miei gusti contano poco. Credo sia molto cool il suo modo di realizzare il programma. Nicoletti, come tanti di noi, non fa un cappero tutto il giorno. L’unica cosa che fa con costrutto, come chi scrive, è stare dietro a un computer. Invece di stare ‘in riunione’ o ‘in ufficio’ ossia a perdere tempo, lui è costantemente su Facebook a dialogare con i suoi ascoltatori come fossero amici… in realtà sono davvero amici, anche se ’solo’ virtuali. Cambia la sigla musicale e chiede un parere… Gli serve una chiamata per la sigla parlata e la chiede… e via così. Credo che in futuro si farà sempre così, per adesso invece Nicoletti è uno dei più ‘avanti’. Perché per lui la rete è semplicemente parte del programma, non un aiuto in più… Il risultato anche promozionale è che un programma stralunato di livello ‘elevato’ (per tutto quello che questa parola vuol dire, senz’altro uno che parla per un’ora di motorini e fughe che si facevano a 16 anni non si dedica al ‘basso’), uno show che sarebbe perfetto per la notte di Radio3, non per la mattina di Radio24, è molto ascoltato e super cliccato. Bravo Gianluca.

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  • Il quarto schermo? E’ olografico

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    L’altro giorno ho ricevuto il solito comunicato stampa che faceva più o meno così. “Buongiorno, sono lieta di segnalarti che collegandoti a conversations.nokia.com potrai trovare molte interessanti informazioni relative al nuovo laboratorio nato dall’alleanza tra Nokia e Intel”. Ora, siccome della suddetta alleanza non è che mi importi poi tanto, volevo soprassedere, anzi l’avrei fatto con notevolissimo piacere… Poi però ho letto la frase successiva del succinto comunicato post vacanze. Dopo essermi sorbito il solito 3d (sembra tra l’altro che Toshiba abbia bruciato tutti per una formula senza occhialini), ho letto che ad Olulu, sede della joint venture Intel - Nokia: “si disegna il futuro del 4° schermo”. Sul futuro ognuno ha le sue idee, ad esempio io sono certo che la profezia dei Maya si avvererà… ma che cos’è il quarto schermo? Ovviamente da su Conversation Nokia non ho capito cosa sia anche se si tratta di un Nokia Blog molto interessante. Ma facendo un giro sul web ho capito che dovrebbe essere uno screen olografico che sui cellulari prenderà il posto di touchscreen e tastiera. Le icone saranno a tre dimensioni, ad esempio. Si potrà, non si sa bene quando, scrivere semplicemente spostando le dita sullo schermo. Sinceramente parlando, non ho capito molto, ma non amando molto la tecnologia touch, sono certo che la prossima generazione di utenti tecnologici non avrà gli schermi eternamente sporchi e pieni di ditate. Prendere nell’aria forme 3d mi sembra molto più cool. Quasi come digitare sulla tastiera con cui sto scrivendo adesso.

    BIG BANG BIG BOOM - the new wall-painted animation by BLU from blu on Vimeo.Il geniale artista italiano Blu ha realizzato Big Bang Big Boom l’animazione che racconta dell’evoluzione delle specie e della regressione dell’essere mano, fino alla prevedibile distruzione finale. Un lavoro certosino che incrocia street art e stop motion, con disegni che prendono forma, si animano e si muovono lungo tetti, muri, cavalcavia, cortili e perfino spiagge.

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