Archive for the ‘Mobility’ Category

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Una volta le cuffie grosse le usavano solo i maniaci dell’alta fedeltà e i musicisti in studio (qui sopra vedere il modello Akg che fino a metà anni ‘90 monopolizzava gli studi di registrazione). Erano oggetti molto affidabili rispetto alle cuffiette del walkman ma molto scomodi perché pesanti. Nessuno ci andava in giro in motorino o in bici come si usa oggi. Oggi infatti le maxi cuffie fanno molto dj e fa ancora cool indossarle al posto di quelle bianche dell’iPod o tipo iPod (che comunque funzionano molto bene, l’unico problema è che il volume va tenuto basso per non evitare acufeni). Ecco perché pure Marshall, insieme ai soliti Ampli rock, quelli dei mitici Iron Maiden e pure d’un certo Jimi Hendrix che di secondo me faceva Marshall (ma era solo omonimia), si è messa a produrre cuffie in ear (bruttine) e cuffione vintage piuttosto belle. Il prezzo delle seconde è 99 dollari.

Auricolare e speaker dicono chi sei

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I prodotti di qualità non costano poco ma spesso cambiano la vita (scrivo con un Apple che costa più del doppio del cuginetto pc). Spesso cambiano pure il look. Jambox è uno speaker per sentire bene musica con pc o con l’iPod. E’ ovviamente wireless, ossia funziona via bluetooth. Si tiene in una sola mano e fa lo stesso rumore d’un concerto rock. Diciamo un concertino. Molto chic anche Jawbone Icon, anzi Icon, un auricolare coloratissimo che si distingue. Pure questo, ovviamente è bluetooth. Lo speaker costa circa 200 dollari, il doppio dello stereo compatto che ho in camera e che non alzo mai sopra il 30% del volume. L’auricolare invece costa 100 dollari circa ma ha una funzione molto interessante. Si può connettere a più telefoni contemporaneamente.

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Il non plus ultra per i motociclisti è molto scomodo, ma come i cool people sanno, cosa vuoi che sia la scomodità quando sei cool. Allora, bisogna avere una moto tipo la Triumph Boneville, meglio se vecchia, oppure una Motard. Mai e poi mai una Bmw con bauletto o una tuttofare con piccolo parabrezza. Il parabrezza o il cupolino i cool people non lo vogliono manco in testa. Il casco più chic del momento lo fa Blauer e non ha manco la visiera. L’alternativa sono i caschi Bell, anch’essi american style e privi di comodità che non siano le orecchie coperte. Almeno quelle stanno al caldo, la faccia no. In Italia, sbagliando, questi caschi li chiamiamo jet, mentre il nome giusto è open face.

Dr vende auto coi pr

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Diventa ambasciatore DR ed avrai incredibili opportunità, dice uno spot radiofonico di Dr1, la city car di buon successo che ha pure rinnovato il modo di vendere le auto mettendole nei centri commerciali. Adesso l’azienda punta sui pr invece che sui soliti venditori. Tra l’altro, la figura del venditore ‘tradizionale’ di auto è davvero in crisi e le concessionarie pure… Ecco, gli ambasciatori innanzitutto possono comprasi l’auto spendendo 6.830 euro e non 8.830. La somma si paga via via, 100 euro al mese. Si compra un’auto brandizzata e non una normale, ma lo sconto è notevole. Gli ambasciatori hanno a disposizione un coupon con dei tagliandi da dare ai potenziali acquirenti dell’auto. Se un acquirente segnalato dall’ambasciatore la Dr la compra davvero, quest’ultimo per un mese non paga la rata. In pratica, il segnalatore / ambasciatore si becca poco più dell’1% di quello che vende, ma ha anche uno sconto sicuro e notevole sull’auto. Cari venditori tradizionali, con le vostre scrivanie nelle concessionarie, tremate.

In biblioteca, all’aeroporto

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Gli aeroporti sono luoghi ancora oggi inospitali per chi non il portafoglio gonfio. A Madrid come ad Orio al Serio, due aeroporti che ho frequentato qualche giorno fa, ci si può sedere, certo… ma quasi soltanto in bar e fast food di qualità media in cui le cose costano il doppio che altrove (è vero, ad Orio c’è Macdonald’s ma l’unico posto economico). Gli spazi sono risicati oppure immensi e senz’altro poco accoglienti. Ovviamente ad Amsterdam non è così. Da fine agosto a Schiphol i passeggeri possono leggere libri in 29 lingue, ascoltare musica, vedere e scaricare film gratuitamente in una biblioteca vera e propria. In questa area anche i piccolissimi viaggiatori hanno un apposito spazio dedicato a loro, la Baby Care Lounge, mentre i bambini più grandi possono divertirsi nella “Kids Forest” una foresta dove dare spazio alla fantasia, giocando su casette sugli alberi e arrampicarsi su varie strutture e giocare sugli scivoli.

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Facebook e Bookface. Non è solo un anagramma. E’ un modo collettivo di fare letteratura sul web. “Bookface vuole essere un esperimento letterario e culturale – spiega uno degli ideatori Roberto Secci - oltre che un gioco per chi ha sempre desiderato scrivere un libro. Un laboratorio creativo dove la tecnologia e un nuovo mezzo di interazione sociale come Facebook incontra un inguaribile desiderio di comunicare le proprie emozioni. Con Bookface, senza essere grandi scrittori, chiunque può continuare a scrivere il romanzo, portando con sé il proprio stile, le proprie emozioni e un pizzico di fantasia, per dare vita a un libro strano e imprevedibile, a volte incomprensibile, ma ricco di tanti piccoli mondi”. Sul comunicato leggiamo anche che: ” i veri protagonisti della storia sono proprio gli utenti/scrittori sparsi nella rete: più donne che uomini (6 su 10 sono donne), oltre la metà degli utenti che hanno aderito al progetto hanno dai 25 ai 44 anni, ma non mancano giovanissimi aspiranti scrittori”. Mi permetto di fare una previsione. La letteratura è un esercizio ‘al singolare’, in rete e su Facebook si scrivono amenità, spesso simpatiche, ma nulla più, roba tipo questo post. Fare letteratura è un’altra cosa, si tratta di inventare quello che non c’è. Ma detto questo, è molto meno uncool Bookface di Facebook (e Farmville).

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Come vorresti che fosse il futuro?, diceva un bello spot della Telecom di qualche anno fa. Altro che John Travolta vs Hunziker. Ecco, a questa domanda si proverà a rispondere nella Social Media Week di Milano, Buenos Aires, Mexico City e Los Angeles, dal 20 al 24 settembre di quest’anno. In realtà la domanda è una po’ diversa, come sarà la città del futuro? Ma cambia poco. Ma che succederà? Ad esempio, lunedì 20 settembre, all’Università di Milano (via del Perdono 7) si discuterà su un tema molto complesso, ovvero su come i social media non siano solo Facebook, luogo virtuale del perder tempo, ma anche nuovi spazi di comunicazione e condivisione della conoscenza, una “public sphere” che crea le condizioni per la partecipazione informata dei cittadini. E fin qui il futuro delle città è senz’altro luminoso. Però tra i suoi Media Partner, la Social Media Week Milan può contare anche su Urban Screen, ovvero quello schermone di 487 mq che dà mostra di sé in P.zza Duomo a Milano. Come c’è scritto sul sito della manifestazione ‘La medializzazione della città è uno degli scenari del futuro: comunicazione, arte, pubblicità saranno sempre più parte dell’arredo urbano’… Ma ne siamo poi così certi, soprattutto per Milano? La speranza è che la qualità di ciò che viene comunicato cresca e la quantità cali. Ad esempio, a Madrid (vedi foto) i manifesti pubblicitari sono pochissimi e il comune comunica attraverso splendide piccole locandine poste nei tanti viali della città. Il comune ovviamente non comunica solo mostre, anche cose amene come la Fashion Night Out. Il risultato è visivamente splendido. A Firenze invece i manifesti sono troppi, a Roma ancora di più, mentre a Milano c’è Urban Screen, che proprio splendido non è. E quindi, come vorrei che fosse il futuro di Milano? Meno pubblicizzato.

Il quarto schermo? E’ olografico

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L’altro giorno ho ricevuto il solito comunicato stampa che faceva più o meno così. “Buongiorno, sono lieta di segnalarti che collegandoti a conversations.nokia.com potrai trovare molte interessanti informazioni relative al nuovo laboratorio nato dall’alleanza tra Nokia e Intel”. Ora, siccome della suddetta alleanza non è che mi importi poi tanto, volevo soprassedere, anzi l’avrei fatto con notevolissimo piacere… Poi però ho letto la frase successiva del succinto comunicato post vacanze. Dopo essermi sorbito il solito 3d (sembra tra l’altro che Toshiba abbia bruciato tutti per una formula senza occhialini), ho letto che ad Olulu, sede della joint venture Intel - Nokia: “si disegna il futuro del 4° schermo”. Sul futuro ognuno ha le sue idee, ad esempio io sono certo che la profezia dei Maya si avvererà… ma che cos’è il quarto schermo? Ovviamente da su Conversation Nokia non ho capito cosa sia anche se si tratta di un Nokia Blog molto interessante. Ma facendo un giro sul web ho capito che dovrebbe essere uno screen olografico che sui cellulari prenderà il posto di touchscreen e tastiera. Le icone saranno a tre dimensioni, ad esempio. Si potrà, non si sa bene quando, scrivere semplicemente spostando le dita sullo schermo. Sinceramente parlando, non ho capito molto, ma non amando molto la tecnologia touch, sono certo che la prossima generazione di utenti tecnologici non avrà gli schermi eternamente sporchi e pieni di ditate. Prendere nell’aria forme 3d mi sembra molto più cool. Quasi come digitare sulla tastiera con cui sto scrivendo adesso.

BIKE MESSENGER (Panajachel, Guatemala)

3-13 Settembre

Io non lo avrei mai immaginato, ma, sono diventato appassionato di biciclette e se devo esprimermi in modo più tecnico di biciclette fixed gear, cioè scatto fisso. Com’è successo. Un giorno ho ricevuto una telefonata. Mi hanno chiesto di vendere la mia anima in cambio di un bolide. In pratica fatti due conti ho pensato che ne valesse la pena.  Città come Berlin, London, Copenhagen, New York, Tokio e Toronto hanno ospitato le tappe che hanno preceduto, negli anni passati, questa manifestazione. Domina Milano, io non ci posso andare a gareggiare, sono un dilettante.

http://www.cmwcguatemala.com/

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Mi piacciono moltissimo le biciclette. Non sono granché come manutentore e non mi ricordo più bene come si fa riparare una gomma bucata, ma in città giro solo in bici. Il mio modello comprato al centro commerciale per 100 euro scontati è carino ma mica quanto questa Strida Mini, ovviamente Made in New York. 9 kg di alluminio in mille diversi colori (a me piace il rosa shocking) che si piegano in un attimo. I freni sono a disco, come nelle moto e c’è il portapacchi. Le ruote sono piccoline, così da piegata occupa pochi centimetri. A cercar bene, questa meraviglia non costa una follia, intorno ai 400 dollari (più spedizione).

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