Archive for the ‘Social’ Category

indicativo-presente-trendwatchers-festival-rimini_large1.jpg

 

Il tema della terza edizione del festival Indicativo Presente è “L’Evento che verrà, eventi del futuro e futuro degli eventi”, ecco che torna Indicativo Presente. Ricordiamo ai meno cool che si tratta dell’unico festival dedicato al trendwatching e all’osservazione delle tendenze socio-culturali. Tralasciamo ogni altra considerazione socio culturale e concentriamoci sul cool, che suona come culturale, ma forse è tutta un’altra cosa. Anzi, senz’altro. Ecco un po’ di tendenze festivaliere. Le notti bianche funzionano anche più dei festival perché in esse c’è “compressione temporale e dilatazione spaziale” (parole del comunicato). “Gli eventi “massivi” lasceranno spazio a eventi più diffusi e leggeri”? Forse si, soprattutto se i super concerti continueranno a costare un botto. “L’evento che verrà sarà sempre più cross-mediale e multi-piattaforma”? Senz’altro per quel che riguarda gli eventi ‘cool’ si. “L’evento che verrà sarà sempre più collaborativo”. Piacerebbe che gli eventi fossero davvero creati da chi partecipa, ma forse è un’utopia, perché tanta gente lavora e poi va agli eventi a svagarsi, gli organizzatori dovrebbero pensare a creare qualcosa di stimolante. “Gli eventi saranno sempre più green ed affidati a producer di eventi”. Senz’altro si per la seconda parte della frase. Oggi una qualsiasi serata in discoteca è organizzata meglio di un evento a cui collaborano decine di agenzie di eventi. Per quel che riguarda il green, speriamo che questa tendenza continui, anche perché la terra di verde ha proprio bisogno.

  • 0 Comments
  • Filed under: Media, Social
  • Den Harrow vs Tom Hooker… su You Tube

    E’ tutta una faccenda di inglese finto e di tempi che cambiano. Den Harrow fu scelto come nome di un progetto musicale dance italiano anni ‘80 perché suona come Denaro. In quel periodo e pure dopo (vedi Corona) era normale che l’immagine di una band fosse un bel modello/a, ma in studio i brani li cantavano veri cantanti. L’autotune, il software che intona anche le campane, non l’avevano ancora inventato. Chiunque sa che Den Harrow in realtà non cantava molti dei brani e li cantava l’americano Tom Hooker. Oggi i due, dopo qualche decennio, si danno battaglia su Youtube perché Den in alcuni live show starebbe usando ancora delle basi in cui canta Tom e la cosa a quest’ultimo dà fastidio. E’ una commedia surreale francamente divertente. E dà la soluzione a tutte le liti che ingolfano i tribunali civili: menatevi, virtualmente, su Youtube che ci fate pure ridere.

     E’ quella che si direbbe una bella lotta. Nel blog Paris versus New York Vahram Muratyan, co-fondatore dello studio di grafica Viiiz, mette a confronto le due città, illustrando in modo molto sintetico ma efficace i vari stereotipi, usanze e luoghi comuni delle due metropoli. Ogni post riesce sempre a strappare un sorriso.

  • 0 Comments
  • Filed under: Social
  •  I dead drops in gergo spionistico erano luoghi nascosti dove lasciare messaggi e informazioni accessibili solo a chi conosceva il nascondiglio. Ora il digital artist newyorkese Aram Bartholl rinnova il concetto tramite l’uso dell’USB drives.Così se trovandosi di fronte a un attacco USB che sporge dal muro di un edificio potreste lasciare un vostro file, una vostra immagine, sperando che si disperda viralmente. Aram Bartholl se lo augura e per il momento ha installato cinque memorie in cinque locations tra Brooklyn e Manhattan, ma spera di spargerne molte di più, in giro per il mondo, e soprattutto invita chiunque a seguirlo nella sua impresa. Sul suo sito, Dead Drops, appunto, c’è addirittura un tutorial che insegna come installarne uno nel muro che più vi piace.

  • 0 Comments
  • Filed under: Social
  • Dr vende auto coi pr

    dr-pr.jpg

     

    Diventa ambasciatore DR ed avrai incredibili opportunità, dice uno spot radiofonico di Dr1, la city car di buon successo che ha pure rinnovato il modo di vendere le auto mettendole nei centri commerciali. Adesso l’azienda punta sui pr invece che sui soliti venditori. Tra l’altro, la figura del venditore ‘tradizionale’ di auto è davvero in crisi e le concessionarie pure… Ecco, gli ambasciatori innanzitutto possono comprasi l’auto spendendo 6.830 euro e non 8.830. La somma si paga via via, 100 euro al mese. Si compra un’auto brandizzata e non una normale, ma lo sconto è notevole. Gli ambasciatori hanno a disposizione un coupon con dei tagliandi da dare ai potenziali acquirenti dell’auto. Se un acquirente segnalato dall’ambasciatore la Dr la compra davvero, quest’ultimo per un mese non paga la rata. In pratica, il segnalatore / ambasciatore si becca poco più dell’1% di quello che vende, ma ha anche uno sconto sicuro e notevole sull’auto. Cari venditori tradizionali, con le vostre scrivanie nelle concessionarie, tremate.

    Dal 1996 gli Eagles Print Awards, premiano l’eccellenza nel campo della pubblicità a mezzo stampa. Indetti dal gruppo editoriale Independent Newspapers, questi riconoscimenti hanno uno slancio internazionale grazie ai due giudici, scelti ogni anno tra i più importanti professionisti del settore pubblicitario a livello mondiale.Davvero interessanti la comunicazione, a cura dell’agenzia King James di Cape Town, ironica e graffiante. Quest’anno è un “J’accuse” sul mondo della adv: pubblicitari, smettetela di progettare campagne orrende. Sul loro sito c’è anche un counter dei misfatti avvenuti per colpa di pubblicitari scarsi: 11.736.635 gravidanze accidentali, 947.228 incidenti casalinghi e 11.063 revival degli Abba.Via | Ibelieveinadv.com

    The Million Dollar Homepage, la pagina web composta da 1.000.000 pixel in vendita, a un dollaro per pixel era sua. Un esperimento folle, geniale. Nel gennaio del 2006 il progetto era ormai concluso, con gli ultimi mille pixel disponibili battuti all’asta su Ebay per 38,100 dollari.Ora Alex Tew ci riprova con One Million People, lanciato lo scorso 23 settembre, un progetto apparentemente più semplice, ma in realtà ancora più ambizioso, con lo scopo di raccogliere un milione di volti da pubblicare in un volumone che diventi lo specchio dei nostri tempi.Per partecipare bisogna accedere attraverso il proprio profilo sul re dei social network: sarà infatti quella l’immagine che finirà nel libro. La quota d’accesso è di 3 dollari. Alex ha dichiarato che il primo spazio sulla prima pagina del libro lo ha riservato al fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg.

  • 0 Comments
  • Filed under: Lifestyle, Social
  • Questa volta il numero di Colors è dedicato al ballo e i suoi stili, simbolismi, linguaggi e rituali. Storie di ballo e di appassionati di ballo. Ballerini di successo, aspiranti, provetti ma anche mancati, diverse prese da YouTube, diventate famose in tutto il globo per lo sconfinato numero di click ricevuti. Colors è andato a scovare i protagonisti e vedere com’è cambiata la loro vita dopo il successo sulla pista da ballo più grande del mondo. Sul canale Youtube dedicato alla rivista c’è un video con gruppo immenso di orientali che ballano Thriller, probabilmente nel piazzale di una galera. In copertina c’è il ballerino e coreografo cubano Carlos Acosta che, dopo un’infanzia povera nelle strade dell’Avana, è oggi una star del Royal Ballet di Londra e uno degli interpreti più influenti della danza internazionale. Colors è andato a trovarlo a Cuba tra una tournée e l’altra per intervistarlo e fotografarlo.

    Take back your city (Milano)

     I’Milano è un gioco di parole che coniuga uno slogan dal sapore internazionale e una precisa condizione geografica-esistenziale. I’Milano porta immediatamente ad un concetto: identificazione. L’identificazione è il potere del nostro progetto. Un progetto che nasce con l’obiettivo politico di generare nel cittadino “l’audacia di sentirsi protagonista di un cambiamento”. I’Milano intende generare “un’onda” potente in grado cambiare gli equilibri della città alle elezioni comunali del 2011.  I’Milano è un movimento costituito da “giovani” che a vario titolo possono interpretare al meglio i bisogni di una città moderna che punta ad essere una capitale europea. I’Milano è fatto da persone che lavorano in campi nevralgici della società il cui operato è riconosciuto dalla comunità. Persone che attraverso esperienze, professioni e ruoli istituzionali sono in grado di sviluppare reti e network all’interno del centro e nelle periferie della città. I’Milano con “l’audacia della speranza”, miscelando “know-how e aria nuova” utilizzerà gli strumenti del management, della politica, della cultura, del marketing, della creatività, dell’associazionismo e della legge, per riprendersi la città. Il cambiamento non si può più rinviare né delegare ad altri.

    http://www.imilano.org/


    bookface2.jpg

    Facebook e Bookface. Non è solo un anagramma. E’ un modo collettivo di fare letteratura sul web. “Bookface vuole essere un esperimento letterario e culturale – spiega uno degli ideatori Roberto Secci - oltre che un gioco per chi ha sempre desiderato scrivere un libro. Un laboratorio creativo dove la tecnologia e un nuovo mezzo di interazione sociale come Facebook incontra un inguaribile desiderio di comunicare le proprie emozioni. Con Bookface, senza essere grandi scrittori, chiunque può continuare a scrivere il romanzo, portando con sé il proprio stile, le proprie emozioni e un pizzico di fantasia, per dare vita a un libro strano e imprevedibile, a volte incomprensibile, ma ricco di tanti piccoli mondi”. Sul comunicato leggiamo anche che: ” i veri protagonisti della storia sono proprio gli utenti/scrittori sparsi nella rete: più donne che uomini (6 su 10 sono donne), oltre la metà degli utenti che hanno aderito al progetto hanno dai 25 ai 44 anni, ma non mancano giovanissimi aspiranti scrittori”. Mi permetto di fare una previsione. La letteratura è un esercizio ‘al singolare’, in rete e su Facebook si scrivono amenità, spesso simpatiche, ma nulla più, roba tipo questo post. Fare letteratura è un’altra cosa, si tratta di inventare quello che non c’è. Ma detto questo, è molto meno uncool Bookface di Facebook (e Farmville).

    CATEGORIE