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L’advertising tradizionale è in crisi nera, ossia le riviste diventano sempre meno panciute e i fatturati pubblicitari delle tv scendono da anni verso il basso… mentre i banner online sembrano finalmente prendere piede pure in Italia. Ma come si fa ad utilizzare le energie nascoste della rete, ossia utilizzare social network & dintorni per far diventare cool il proprio brand? Come si fa a beccare proprio i connectors, ovvero quei consumatori che continuano a dire agli amici… Ma l’hai visto quest’affare qui? Lo sapevi questo? Ci sei stato? Una scelta è quella di affidarsi a professionisti come quelli di Large Tail, che vuol dire coda di grandi dimensioni. L’azienda utilizza social network e siti americani molto chic come V Magazine e Yatzer. In certi contesti lo stile conta più del budget. E la cosa non è male.

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    Cosa non si fa per fare soldi! Magari ci si inventa nuovi media capaci di veicolare messaggi pubblicitari. It’s capitalism baby. Dopo l’assvertising e la pubblicità sulla propria auto, ora è arrivato “I Wear Your Shirt”. In pratica un tizio di nome Jason, “a pretty simple guy”, come ama definirsi, ha messo a disposizione il proprio guardaroba, vendendo a brand e aziende la propria t-shirt del giorno. I prezzi vanno da 1 a 365 $.

    Jason promette di mostrare il brand non solo in giro per i posti che visita ( e sono molti, ovviamente), ma anche sul web in diversi social network, postando video, foto e post quotidiani. Insomma, un lavoro.

    E l’iniziativa, guarda caso, funziona: i clienti non mancano: il 2009 è stato sold out. E per il 2010, Jason rilancia con due t-shirt, in due diverse zone d’America; partendo da 2 $ per il 1° gennaio.

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    Come interpretare il concetto di “social networking” attraverso l’arte del cucinare? Semplicissimo. Basta usufruire di un piano cottura elettronico, inserito in un tavolo completamente touch screen. Il tavolo è come lo schermo di un computer della prossima generazione, completamente touch, quindi, potrete controllare la ricetta online e probabilmente chiedere consiglio, magari, per fare la vostra ricetta preferita alla mamma del futuro, always online. La crema contro le scottature, purtroppo, non è in nessun cassetto segreto e non galleggia in aria o, almeno, non è scritto nel libretto di istruzioni e corretto montaggio. Let’s have fun.

    4Chan, la community molto cattiva

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    Si chiama 4Chan ed è una community cattiva, cattivissima, così cattiva che non riempirà mai di soldi il suo creatore perchè nessun brand con un po’ di sale in zucca potrebbe associare la sua immagine a chi chiama allegramente Idiots (idioti) i suoi surfer. Detto questo, 4chan è molto divertente e molto scorretto. Non si vergogna a mostrare niente, anche le cose più schifose, in puro spirito Porky’s, o meglio toga party. Si può star certi che se John Belushi fosse vivo ci passerebbe gran parte del suo tempo. I navigatori, anche quelli meno esperti, conoscono i gattoni e ritoccati che riempiono il web. Il più grasso e simpatico, insieme allo slogan “I can haz cheeseburger” (in puro inglese scorretto).  Google ha iniziato a indicizzare i suoi contenuti solo pochi mesi fa e il motivo è semplice. Come il giapponese Futaba Channel si basa soprattutto sulle immagini, per cui mette un po’ in difficoltà un motore che cerca parole… Il bello è che a differenza dei vari social network, 4Chan non può espellere chi si comporta male e offende, visto che non è necessario iscriversi per contribuire ai forum di videogame, musica, manga, fotografia…. Ovviamente la categoria più utilizzata è random, la migliore per cazzeggia, ops… diciamo passa il tempo allegramente. Attività che con gli anni rimane sempre più cool che mai.

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